Cosa sono i bassi napoletani? Un viaggio nei Quartieri Spagnoli alla scoperta di ‘o vascio, la tipica abitazione al piano strada che racconta una parte importante della storia e della vita quotidiana di Napoli.
IN BREVE
Cosa sono: piccole abitazioni al piano terra con ingresso direttamente sulla strada.
Come si chiamano a Napoli: al singolare ‘o vascio, al plurale ‘e vasci.
Dove vederli: soprattutto nei Quartieri Spagnoli, ma anche alla Sanità, ai Vergini e in altre zone del centro storico.
Come riconoscerli: una porta o una porta-finestra direttamente sul vicolo, pochi ambienti interni e un rapporto strettissimo tra casa e strada.
Si possono visitare? Molti bassi sono ancora oggi abitazioni private; altri sono stati trasformati in botteghe, locali, B&B e case vacanza.
Un consiglio: osservateli passeggiando nei vicoli, ricordando semplicemente che molti di quelli che vedrete non sono attrazioni turistiche, ma vere e proprie case.
Ci sono luoghi di Napoli che si visitano alzando lo sguardo: chiese, palazzi, cupole, balconi.
Per capire i Quartieri Spagnoli, invece, ogni tanto bisogna guardare più in basso.
Al livello della strada.
È qui che si incontrano i bassi napoletani, in dialetto ‘e vasci: piccole abitazioni ricavate al pianterreno dei palazzi, spesso composte da uno o due ambienti e con la porta che si apre direttamente sul vicolo.
Sono una delle immagini più riconoscibili dei Quartieri Spagnoli. Ma considerarli semplicemente una curiosità pittoresca sarebbe riduttivo: dentro questi pochi metri quadrati c'è una parte importante della storia sociale di Napoli.
Che cos'è un basso napoletano?
Il basso è generalmente un'abitazione situata al piano terra di un edificio, allo stesso livello della strada o talvolta leggermente al di sotto.
La sua caratteristica più evidente è l'accesso diretto dal vicolo. In molti casi la porta rappresenta anche una delle principali fonti di luce e di aerazione della casa.
Gli spazi sono tradizionalmente ridotti: uno o due vani nei quali, soprattutto in passato, si concentravano cucina, camera da letto e vita familiare.
Ed è proprio questa struttura ad aver creato uno degli aspetti più caratteristici della vita nei quartieri popolari napoletani:
la casa finisce sulla soglia e il vicolo, in qualche modo, comincia dentro casa.
Sedie sistemate all'esterno, conversazioni da una porta all'altra, bucato, bambini che giocano, piccoli lavori domestici: quando lo spazio privato è poco, quello pubblico diventa naturalmente una sua estensione.
È una continuità tra interno ed esterno che ancora oggi si può osservare passeggiando nei Quartieri Spagnoli.
Come sono nati i bassi di Napoli?
La storia dei bassi è legata alla crescita e alla densità della città.
I Quartieri Spagnoli nacquero nel XVI secolo durante il viceregno di Pedro de Toledo, quando l'area alle spalle dell'attuale via Toledo venne organizzata secondo la caratteristica struttura a scacchiera che ancora oggi riconosciamo.
Napoli intanto cresceva e attirava nuovi abitanti.
E lo spazio era poco.
Nel corso del tempo locali al piano terra, depositi e botteghe vennero utilizzati anche come abitazioni. Per artigiani e piccoli commercianti casa e luogo di lavoro potevano addirittura coincidere.
Da qui una bella espressione napoletana: “casa e puteca”, casa e bottega insieme.
Con il passare dei secoli i bassi divennero così una delle forme abitative più caratteristiche dei quartieri popolari della città.
Non soltanto folklore
Oggi il basso incuriosisce chi visita Napoli perché sembra rappresentare perfettamente quella vita sulla strada che rende così particolari alcuni quartieri della città.
La sua storia, però, è stata anche difficile.
Per lungo tempo vivere in un basso significava convivere con umidità, poca luce, sovraffollamento e condizioni igieniche precarie.
Nell'Ottocento la situazione delle abitazioni popolari divenne uno dei grandi problemi sociali di Napoli e, dopo la terribile epidemia di colera del 1884, contribuì al dibattito che portò ai grandi interventi del cosiddetto Risanamento di Napoli.
Per capire le dimensioni del fenomeno basta un solo dato: alla fine dell'Ottocento oltre 100.000 napoletani vivevano nei bassi.
Non erano quindi una stravaganza architettonica, ma soprattutto la risposta di una città densissima alla mancanza di spazio e alle difficili condizioni economiche di una parte della popolazione.
Il basso nella letteratura e nel teatro napoletano
Un luogo così importante nella vita popolare non poteva non entrare anche nella letteratura e nel teatro.
Matilde Serao, ne Il ventre di Napoli, raccontò le difficili condizioni delle abitazioni popolari napoletane e una quotidianità nella quale le diverse funzioni della casa finivano spesso per sovrapporsi nello stesso spazio.
Molti anni dopo anche Eduardo De Filippo portò questo mondo sulla scena.
In Napoli milionaria! la casa della famiglia Jovine appartiene proprio a questo universo: uno spazio domestico continuamente attraversato dal quartiere e dai suoi abitanti, dove ciò che succede fuori finisce inevitabilmente per entrare dentro.
Il basso diventa così qualcosa di più di una semplice scenografia: diventa parte del racconto stesso di Napoli.
La porta aperta: dove finisce la casa e comincia il vicolo?
Passeggiando oggi nei Quartieri Spagnoli incontrerete ancora molti bassi con la porta aperta.
Storicamente c'è innanzitutto una ragione molto pratica: aprire la porta significava far entrare aria e luce in ambienti che disponevano di poche altre aperture.
Ma quella porta ha assunto anche un'importante funzione sociale.
Il confine tra spazio domestico e spazio pubblico diventa più sottile: una sedia davanti all'ingresso, una conversazione tra vicini, qualche pianta o un tavolino trasformano pochi metri di vicolo in un prolungamento della casa.
Soprattutto d'estate questa continuità diventa ancora più evidente.
Quando fa caldo è frequente vedere gli abitanti seduti fuori dalla porta, per stare più freschi, avere un po' più di spazio e trascorrere del tempo insieme.
Il vicolo diventa così quasi un piccolo salotto all'aperto: si chiacchiera con i vicini, si saluta chi passa e non è raro fermarsi a scambiare qualche parola con chi vive nei bassi.
E qualche volta una semplice conversazione può persino finire davanti a una tazzina di caffè.
Sono piccoli incontri spontanei, impossibili da programmare, che raccontano molto della convivialità e dell'ospitalità napoletana.
Esistono ancora i bassi nei Quartieri Spagnoli?
Sì, e passeggiando nel quartiere ne incontrerete moltissimi.
Naturalmente non sono tutti uguali a quelli descritti tra Ottocento e Novecento.
Molti sono stati ristrutturati e continuano a essere abitazioni. Altri hanno cambiato completamente funzione diventando botteghe artigiane, piccoli negozi, bar, ristoranti, case vacanza e B&B.
Il turismo degli ultimi anni ha accelerato questa trasformazione, soprattutto nella parte dei Quartieri più vicina a via Toledo.
E così dietro due porte apparentemente simili possono esserci due realtà completamente diverse: una famiglia che vive lì oppure un'attività aperta ai visitatori.
Dove vedere i bassi nei Quartieri Spagnoli
Non esiste un unico “basso famoso” da cercare sulla mappa.
Ed è forse proprio questo il bello.
Il modo migliore per scoprirli è camminare senza fretta nei Quartieri Spagnoli, allontanandosi ogni tanto dalle strade più affollate.
Una zona particolarmente interessante è quella tra via Toledo, via Speranzella, vico Lungo Gelso, Montecalvario e i Gradini San Liborio.
Via Speranzella e vico Lungo Gelso attraversano il cuore dei Quartieri, dove si susseguono palazzi, piccole attività e abitazioni direttamente sulla strada.
Proseguendo tra questi vicoli si incontra anche il Convento di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, uno dei luoghi più particolari dei Quartieri Spagnoli e strettamente legato alla storia e alla vita quotidiana del quartiere.
Verso i Gradini San Liborio il paesaggio cambia ancora: scale, bassi, panni stesi, edicole votive e street art si mescolano creando uno degli scorci più caratteristici del quartiere.
Proprio in questa zona si incontra anche il murale dedicato a Filumena Marturano, interpretata da Sophia Loren nel film Matrimonio all'italiana: un richiamo perfetto a quell'universo popolare raccontato da Eduardo De Filippo.
I bassi oggi: tra vita quotidiana e turismo
Negli ultimi anni i Quartieri Spagnoli sono diventati una delle zone più visitate di Napoli.
Vicoli che un tempo rimanevano fuori dai principali itinerari turistici sono oggi attraversati ogni giorno da visitatori provenienti da tutto il mondo. Ristoranti, piccole attività, street art e la grande popolarità del Murales di Maradona ai Quartieri Spagnoli hanno contribuito a trasformare profondamente il quartiere.
Anche i bassi fanno parte di questo cambiamento.
Alcuni sono diventati attività commerciali o alloggi turistici. Altri continuano semplicemente a essere le case di chi vive nei Quartieri.
Ed è proprio questo miscuglio tra vecchio e nuovo a rendere interessante osservare come sta cambiando il quartiere.
Un basso è prima di tutto una casa
Una porta spalancata direttamente sul vicolo può incuriosire, soprattutto per chi arriva da città nelle quali la separazione tra spazio pubblico e privato è molto più netta.
Ma c'è una cosa semplice da ricordare: un basso abitato non è un'attrazione turistica, è una vera e propria casa privata.
Questo non significa affatto che debba esserci distanza.
Al contrario, una delle cose più belle dei Quartieri Spagnoli può essere proprio una conversazione nata per caso, un saluto o un incontro con chi ci vive.
È semplicemente la differenza tra incontrare il quartiere e invadere la casa di qualcuno.
Una piccola casa che racconta una grande città
I bassi raccontano la povertà e il sovraffollamento del passato, ma raccontano anche il lavoro artigiano, le famiglie, la vita trascorsa sulla soglia e quella particolare relazione tra spazio privato e spazio pubblico che nei Quartieri Spagnoli è ancora visibile.
Per questo, durante una passeggiata, vale la pena allontanarsi per qualche minuto dagli itinerari più affollati.
Lasciate via Toledo, imboccate uno dei vicoli che salgono verso Montecalvario e guardate cosa succede al livello della strada.
Una porta aperta. Una sedia fuori dall'ingresso. Un piccolo laboratorio. Una cucina che si intravede per un istante. Un basso trasformato in negozio e, pochi metri più avanti, un altro ancora abitato.
È anche così che i Quartieri Spagnoli raccontano Napoli.
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