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LA STORIA
Occupando
Napoli nel 1266, Carlo I d'Angiò, non trovò una dimora
adeguata, allora decise di farne costruire una appena al di fuori
delle mura della città. Cominciarono così (1279-1282) i lavori del Castel
Nuovo (Castrum Novum), denominato così x distinguerlo dai
"vecchi" castelli Capuano e dell'Ovo.Tipica rappresentanza dello
stile gotico francese, inizialmente era costituito da una pianta
quadrilatera irregolare, quattro torri e delle alte mura merlate. In realtà Carlo I non vi dimorò mai, al suo posto vi si stabilì il figlio Carlo II
e in seguito Roberto d'Angio, che apportarono sostanziali cambiamenti alla
struttura del maniero. Quando agli Angioini successero gli Aragonesi,
anche Alfonso I d'Aragona seguì la tradizione di porre la sua dimora nel Maschio Angioino
(altro nome del Castello) e d'iniziare lavori d'ampliamento. E' a quell'epoca che risale il
famoso arco di trionfo posto tra la torre di mezzo e quella di guardia.
Ora il monumento presenta una pianta trapezoidale formata da una cortina
di tufo in cui si inseriscono cinque torri cilindriche (di cui quattro
di piperno ed una di tufo). Dall'epoca di Alfonso I ad oggi, molti sono
stati i lavori di ampliamento e di restauro che hanno interessa il
castello, ma sostanzialmente la struttura che si presenta oggi ai nostri
occhi è un misto del gusto francese e di quello catalano. |
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L'ARCO DI TRIONFO
(1453-1479)
Voluto da Alfonso
I d'Aragona per celebrale la sua entrata vittoriosa in città (23 febbraio
1443) , è formato da 2 archi a tutto sesto sovrapposti. Il
rilievo del fregio centrale sovrastante il primo arco rappresenta il nuovo
re seduto su di un carro trainato dalla Fortuna. Il secondo arco, invece,
doveva contenere una statua equestre del sovrano, che lo stesso avrebbe
voluto commissionare al Donatello, ma che in realtà non fu mai
realizzata. |
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LA SALA DEI BARONI
Voluta da
Roberto d'Angiò e affrescata da Giotto verso il 1330, la sala era
originariamente chiamata Sala Maior. Gli affreschi, purtroppo perduti,
rappresentavano illustri personaggi del passato. Sulle
nude pareti si innalza fino ad un'altezza di ventotto metri la stupenda
volta, al cui centro, invece della tradizionale chiave, è posto un
luminoso oculo, da cui si dipartono sedici costoloni in piperno che,
raccordandosi ad altri elementi minori, creano un disegno stellare,
evidenziando il contrasto cromatico tra il grigio dei costoloni, in
piperno di Pozzuoli, ed il giallo delle pareti e delle volte in tufo.
Nel
1919 la sala è stata parzialmente distrutta da un incendio. Sugli
architravi sono ancora visibili i
bassorilievi raffiguranti il corteo trionfale di Alfonso e l'ingresso del
re al castello. Nell'angolo sud-est della Sala, attraverso una porta gotica
si accede alla spettacolare scala a chiocciola, attualmente inagibile,
tutta in piperno, che dall'abside della Cappella Palatina conduce alla
Sala dei Baroni ed alle terrazze superiori. L'ambiente è illuminato anche
da un balcone detto "Trionfale" di cui è originale la base che
ha la forma di una piramide rovesciata. Attualmente la sala è adibita
alle riunioni della giunta comunale. |
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LE
LEGGENDE
Al tempo
di Carlo II D'Angiò il castello fu la dimora di Papa Celestino V, il cui
pontificato fu tra i più corti della storia: solo 5 mesi. Infatti il 13
dicembre, Celestino V decise di spogliasi dalle vesti di capo della
spiritualità e, sempre tra le mura del castello, fu proclamato il suo
successore: Bonifacio VIII. La storia narra che fu lo stesso Bonifacio
VIII a convincere il papa ad abdicare. Si narra, infatti, che Bonifacio,
ben conoscendo il carattere impressionabile di Celestino, notte tempo,
introducendo una lunga tromba tramite una finestra nella camera di
Celestino, e fingendo di essere un messaggero di Dio, gli suggerisse di
abbandonare l'incarico. |
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Molto
più atroci sono i racconti delle sparizioni misteriose di ospiti invisi
alle regine Giovanna I d'Angiò e Giovanna II. Tali persone, si
diceva, fossero state destinate ad una morte atroce: venivano torturati e
uccisi da loschi sicari o, il più delle volte, spinti giù,
attraverso una botola, nelle prigioni, dove venivano dilaniati da un
coccodrillo, arrivato dalle coste africane e annidato, via mare, nei
sotterranei.Per catturare il coccodrillo fu usata come esca una coscia di
cavallo e, una volta ucciso, fu imbalsamato ed esposto all'ingresso del
castello. Ad avvalorare questa leggenda c'è il ritrovamento nelle segrete
di quattro bare senza alcuna descrizione contenenti ossa, probabilmente
quelle dei baroni arrestati e uccisi (vedere prossima leggenda).
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Arriviamo
al 1486, ai tempi di Ferrante d'Aragona. E' proprio in quel periodo che la
Sala Maior acquista il nome di Sala dei Baroni, in quanto il sovrano,
volendosi vendicare della partecipazione dei baroni ad una congiura, li
invita al castello con il pretesto del festeggiamento delle nozze del
figlio e qui li fa arrestare e gettare nelle segrete. Di loro non si saprà
più nulla. |
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